Oggi 26/03/2017

Museo Casa Zapata

 

Il Polo Museale “Casa Zapata”, è stato inaugurato nel 2006 nell’area in cui un tempo sorgeva la dimora della nobile famiglia aragonese giunta in Sardegna al seguito dell’Infante Alfonso.

 

 

 

Nel 1541 Don Azor Zapata ottenne in concessione la baronia di Las Plassas, Barumini e Villanovafranca e commissionò la costruzione della casa proprio al margine occidentale della villa di Barumini, in una chiara posizione dominante rispetto alle terre infeudate.

Il palazzo presenta una planimetria ad L e rimanda come tipologia costruttiva al Palazzo della Famiglia Zapata ubicato nel quartiere di Castello a Cagliari; la facciata in chiaro stile classicista presenta varie finestre timpanate e un’ampia scala; all’interno del timpano del portale centrale è scolpito lo stemma del casato costituito da tre o cinque calzari a scacchi dorati e neri rappresentati in uno scudo su campo vermiglio.

Alla fine degli anni Ottanta il Comune acquistò il caseggiato e nel 1990 iniziarono gli scavi, finalizzati alla realizzazione del Polo Museale, grazie ai quali venne portato alla luce un nuraghe denominato “Nuraxi‘e Cresia” per la vicinanza con la Parrocchia dell’Immacolata Concezione.

Si tratta di un nuraghe complesso trilobato realizzato con blocchi di pietra di forma poligonale in marna locale, costituito da una torre centrale e tre torri perimetrali raccordate da cortine rettilinee.

I lavori di scavo hanno evidenziato la sovrapposizione strutturale dei muri del palazzo con quelli del nuraghe e hanno, inoltre, rivelato tracce ben visibili dell’antemurale e di un insediamento abitativo che doveva estendersi fino all’area in cui sorge l’attuale Chiesa Parrocchiale.

La stratigrafia archeologica finora evidenziata dimostra che la frequentazione più intensa del complesso nuragico risale al periodo del Bronzo Recente e Finale (1.300 a.C. – 900 a.C.)

Il progetto museografico è stato realizzato perseguendo il duplice intendo di preservare e non snaturare la struttura del palazzo e al contempo rendere fruibile la visione del complesso nuragico dall’alto, attraverso un sistema di passerelle sospese sostenute da tiranti in acciaio e pavimentazioni trasparenti.

In seguito ad un accurato studio sui criteri di allestimento si è stabilito di suddividere il Polo Museale Casa Zapata in tre macroaree tematiche: archeologica, storica ed etnografica.

Il corpo architettonico principale, nel quale è inglobato “Su Nuraxi’e Cresia”, ospita la prima delle tre sezioni, quella archeologica nella quale sono esposti i principali manufatti della cultura nuragica, rinvenuti durante gli scavi presso i due insediamenti nuragici di Barumini.

Sono presenti oltre 180 pezzi, la maggior parte dei quali restaurati dai tecnici del locale laboratorio di restauro archeologico, di varia natura, ceramici, litici, metallici, osteologici. Tra questi l’importante spezzone di trave di olivastro ritrovato all’interno della torre principale de “Su Nuraxi” (che ha consentito la datazione della struttura) e il famoso betilo - torre, modellino di un nuraghe monotorre in calcare proveniente dalla “Capanna delle riunioni”, molto interessante per lo studio della forma originaria dei nuraghi.

I reperti, custoditi in apposite vetrine, sono esposti seguendo diversi criteri, in alcune sale tipologici in altre storici; ad esempio nella prima sala del secondo piano viene offerta una sintesi diacronica della storia de “Su Nuraxi” basata  sulle cinque fasi cronologiche di costruzione individuate dal Professor Giovanni Lilliu.

Completa l’esposizione un ricco apparato didascalico; attraverso i numerosi pannelli illustrati, infatti, è possibile avere una guida chiara e sintetica sulle risorse archeologiche esposte e sugli aspetti caratterizzanti della Civiltà Nuragica.

La sezione storica, allestita all’interno del caseggiato che era adibito a deposito delle derrate alimentari, custodisce una serie di documenti che raccontano la storia degli Zapata e del feudo; vi sono ubicate, inoltre, la sala multimediale, la biglietteria e la caffetteria.

Tale sezione è stata realizzata grazie al contributo della Soprintendenza Archivistica della Sardegna e al recupero di numerosi documenti originali provenienti dall’archivio storico della nobile famiglia, donati da Lorenzo Ingarao di Las Plassas, che hanno consentito di ampliare il piccolo nucleo acquistato in precedenza dal Comune.

Il percorso espositivo, presenta una sezione dedicata alle carte originali, una in cui sono presentati i documenti digitalizzati ed è, inoltre, arricchito da una serie di vecchie fotografie ed oggetti donati dalla comunità, suddivisi per settori tematici.

I testi contengono importanti notizie relative al cursus honorum dei baroni, all’ereditarietà delle cariche, ai rapporti tra la comunità di Barumini e i baroni, alle controversie dovute all’insostenibile fiscalismo che gravava sui poveri contadini pastori.

Sono particolarmente rilevanti i documenti concernenti il riscatto del feudo, avvenuto nel 1839, e quelli che contengono i ricordi di famiglia degli ultimi baroni, Lorenzo e Concettina.

Infine la sezione etnografica, collocata nelle logge adibite al ricovero degli animali, presenta vari utensili adoperati per le attività quotidiane e strumenti utilizzati per i lavori agricoli risalenti ai primi decenni del secolo.

Si tratta di oggetti, in gran parte donati dagli abitanti del paese, prodotti artigianalmente con materiali poveri quali legno, ferro, pelle, stoffa, giunco, terracotta, vetro.

Tali manufatti costituiscono un’importante testimonianza degli antichi mestieri un tempo tramandati di generazione in generazione e consentono di preservare la memoria della cultura popolare locale.

All’interno dell’area demoetnoantropologica, è collocato, inoltre, il nucleo principale del Museo Regionale delle Launeddas, tipico strumento musicale sardo costruito con vari tipi di canne e suonato con la tecnica della respirazione circolare.

L’esposizione è costituita da una serie di vetrine che contengono varie tipologie di launeddas, differenti sia per caratteristiche costruttive sia per accordature, e da una serie di testi descrittivi e foto d’epoca che ripropongono momenti di festa popolare nei quali si eseguivano varie ballate con l’antico strumento. La sezione è curata dal maestro Luigi Lai, uno dei più grandi suonatori di launeddas ancora in vita.

 

 

Per informazioni sui costi d’ingresso, gli orari di apertura ed i servizi offerti si rimanda al sito della Fondazione Barumini Sistema Cultura http://www.fondazionebarumini.it