Oggi 27/04/2017

Su Nuraxi

Il sito archeologico “Su Nuraxi” è la principale attrazione culturale presente nel Comune di Barumini, è l’esempio più rappresentativo di villaggio nuragico complesso presente in Sardegna e per tale unicità nel 1997 è stato inserito nella Lista del Patrimonio dell’Umanità stilata dall’UNESCO.

Portato alla luce grazie agli scavi condotti negli anni cinquanta dall’archeologo Giovanni Lilliu sul rilievo collinare denominato appunto “Bruncu su Nuraxi”, testimonia una stratificazione culturale di circa duemila anni, dalla costruzione iniziata nel XIV secolo a.C. fino alla frequentazione dell’area in epoca tardo romana (VII secolo d.C.).

L’imponente monumento, mirabile esempio di architettura in pietre basaltiche, è stato realizzato ed ampliato attraverso varie fasi costruttive.

Durante la prima fase, iniziata nel XVI secolo a.C. e terminata nel XIV secolo a.C., venne costruita la Torre Maggiore o Mastio, ossia il nuraghe semplice costituito da una torre troncoconica (tholos) realizzata con grandi massi di basalto di dimensioni maggiori alla base e ridotte sulla sommità.

In origine la torre era composta da tre camere sovrapposte a pianta circolare, comunicanti attraverso una scala ricavata dalle masse murarie; attualmente si conservano intatte solo le prime due, mentre quella più alta è in parte crollata riducendo così l’altezza da 18,60 metri a circa 14 metri.

L’ingresso, orientato a sud in modo da garantire una forte illuminazione, immette in un andito alla destra del quale è situata una nicchia utilizzata probabilmente come “garitta” di guardia.

La camera terrena si presenta come un ambiente slanciato, alto quasi 8 metri e con un diametro di circa 4 metri, al suo interno si aprono due grandi nicchie, che probabilmente avevano la funzione di impermeabilizzare gli ambienti dopo essere state rivestite con del sughero.

La tholos doveva, inoltre, essere provvista di un soppalco ligneo, come testimonia il rinvenimento di uno spezzone di trave di olivastro, la cui analisi al Carbonio 14 ha permesso di datarla al 1470 a.C. circa.

La seconda fase, XIV-XII secolo a.C., concerne la costruzione del Bastione Turrito Quadrilobato e dell’Antemurale.

All’originario Mastio vennero aggiunte quattro torri unite da cortine rettilinee disposte ai vertici di una figura quadrangolare e orientate verso i quattro punti cardinali; ciascuna di esse presentava pianta circolare, era dotata di feritoie e costituita da due camere sovrapposte. La torre situata ad Est si differenziava dalle altre per la presenza di una cella sussidiaria, un vano a pianta ellittica con copertura a falsa cupola probabilmente utilizzato per il deposito delle armi.

L’ingresso al bastione, situato nella cortina sud-orientale, immetteva in un ampio cortile a forma di semiluna dotato di un pozzo; tale struttura consentiva il raccordo tra i vani del mastio e quelli delle torri perimetrali.

All’esterno fu realizzato un Antemurale, di cui attualmente si conservano tre torri, con lo scopo di difendere il quadrilobo e nella regione periferica iniziò a sorgere un insediamento di capanne.

Dal XII al IX secolo a.C.  – terza fase - fu avviata un’operazione di rifascio, ossia di potenziamento (probabilmente per ragioni militari e difensive) della struttura quadrilobata, l’Antemurale venne rinnovato e ampliato con la costruzione di ulteriori torri.

Fu esteso anche il villaggio con l’aggiunta di alcune abitazioni, di forma circolare e copertura lignea, composte da un unico ambiente; una delle più rappresentative era la “capanna delle assemblee, sala delle riunioni o curia”, un edificio perfettamente circolare all’interno del quale sono stati rinvenuti reperti sia ceramici sia bronzei riconducibili alla sfera sacra e rituale.

La quarta fase, IX - VI, secolo a.C., fu caratterizzata dalla decadenza e dal crollo delle strutture sommitali del Nuraghe.

Sulle rovine, in prossimità dell’Antemurale, fu costruito un agglomerato con nuove tipologie abitative dette “capanne a corte centrale o a settori” poiché presentavano forma circolare ed erano costituite da più vani quadrangolari convergenti a raggiera attorno al cortile rotondo lastricato.

Rinvenute in pochi complessi nuragici, quelle di Barumini sono le uniche portate alla luce che presentino un tale grado di complessità ed evoluzione.

L’ambiente più significativo era la “rotonda”, una piccola stanza probabilmente con copertura a falsa cupola, dotata di un basso sedile e di un bacile destinato a contenere dell’acqua; tali reperti fanno ipotizzare l’utilizzo sacro del vano e la pratica di riti legati al culto delle acque.

Il nuovo nucleo di abitazioni non aveva un ordine preciso, ciò conferì al Villaggio Nuragico le sembianze di un intricato labirinto; le tipologie costruttive, tuttavia, e le tracce rinvenute testimoniano lo sviluppo di una società progredita, la trasformazione dell’allevamento e dell’agricoltura, lo stabilirsi di un clima più pacifico.

L’ultima fase delineò il declino della Civiltà Nuragica. Nuove popolazioni continuarono a frequentare l’area e nel V secolo a.C. vi si insediarono i Cartaginesi, come testimoniato dal ritrovamento di numerosi reperti archeologici.

La struttura del villaggio non fu modificata, ma si assistette ad un progressivo declino dell’abitato e ad un conseguente calo demografico.

Il sito, ormai ridotto a rudere, venne occupato nel II - I secolo a.C. dai Romani.

Le sommità delle torri erano in parte crollate e il villaggio di capanne quasi completamente sotterrato, tuttavia i Romani utilizzarono le rovine per costruire nuove abitazioni, riadattarono l’insediamento e adoperarono alcuni ambienti anche come luogo di sepoltura.

Gli scavi e gli studi condotti hanno attestato che la struttura continuò ad essere abitata fino al III secolo d.C. e frequentata sporadicamente fino al periodo alto medioevale.

 

 

 

Per informazioni sui costi d’ingresso, gli orari di apertura ed i servizi offerti si rimanda al sito della Fondazione Barumini Sistema Cultura http://www.fondazionebarumini.it