COMUNE DI BARUMINI
 

FESTE & SAGRE

SAGRA DELLA TOSATURA


La sagra, una vera festa popolare, si svolge dal 1982 nel mese di maggio. Si effettua nei locali della fiera comunale, dove alcuni allevatori di ovini, portano il proprio gregge per essere tosato in previsione del caldo, con l’imminente arrivo dell’estate. Is tunditoris (i tosatori) armati di is ferrus po tundi (particolari forbici) danno dimostrazione della loro abilità, nel liberare gli animali dalla lana, tra una folla di appassionati e curiosi.
I brebèis (le pecore), con un’abile e rapida mossa vengono sdraiate sul dorso. Una volta a terra, per consentire una più facile tosatura, all’animale sono legate insieme le quattro zampe con una corria (cordicella). Durante l’operazione di taglio della lana, le forbici sono maneggiate con destrezza ma anche con accortezza per non ferire l’animale. La tosatura è perciò un lavoro faticoso e di delicata esecuzione, che richiede particolare attenzione nel tosare la pecora in tutte le parti del corpo, senza danneggiare la cute. Eseguire bene il lavoro significa recuperare il massimo della lana e procurare il minor danno all’animale. Questa operazione ha lo scopo di ricavare la lana, ma anche quello non secondario, di dare sollievo agli animali durante i mesi estivi in cui fa molto caldo.
Sino a qualche decennio fa, con la lana de i brebèis (delle pecore), i pastori riuscivano a guadagnare qualche denaro che aiutava l’economia delle proprie aziende. Oggi no, perché un chilo di lana è pagato tra i 40 e 50 centesimi. Una pecora rende mediamente un chilo e mezzo di lana, mentre un ariete arriva a 2 chili e ottocento grammi. Ma tosarli costa molto di più. La lana di pecora sarda è un prodotto robusto e resistente; in passato, la lana rappresentava la materia prima ideale per cuscini e materassi. Oggi l’utilizzo è quasi esclusivamente orientato su maglieria, tessuti e tappeti.
Durante la sagra che rinnova un antico rituale agro-pastorale, si tengono diverse manifestazioni folkloristiche, e viene offerto a tutti i presenti Su murzu (piccola colazione) tipica dei pastori: un pezzo di pane, uno spicchio di formaggio, olive e un buon bicchiere di vino rosso assai gagliardo, o l’ottimo vino bianco di varie qualità: malvasia, semidano, moscatello e brabaraxina.
E come ogni sagra isolana ha il sapore mitico di un ritorno alle origini, mostrando appunto, usanze, umori, istinti liberi e schietti della sua gente.
 
 

 

FIERA DEGLI OVINI DI RAZZA SARDA


La prima mostra ovini di razza sarda che si svolse a Barumini, fu nel lontano 19 maggio del 1929, e l’Amministrazione Comunale dell’epoca, stanziò 400 lire quale contributo per l’organizzazione. Adesso è la più importante manifestazione degli ovini in Sardegna e tra le prime in Italia. Organizzata dall’Associazione Provinciale Allevatori, in collaborazione col Comune di Barumini, si svolge l’ultima domenica di aprile nei locali della fiera comunale, a due passi dalla millenaria Reggia nuragica, ed è riservata agli ovini di razza sarda iscritti all’albo genealogico. I due giorni più importanti dell’anno per le decine di allevatori che vi partecipano, in cui si confrontano i capi migliori suddivisi in otto categorie: arieti da 12 a 24 mesi, arieti oltre i 24 mesi, pecore di primo e secondo parto, gruppo di quattro agnelloni, gruppo di sei agnelle, gruppo di sei pecore di primo parto e gruppo di otto pecore di secondo parto.
Il patrimonio ovino è uno dei principali settori trainanti dell’economia paesana, e in questa rassegna, è presente il meglio della selezione, frutto del lavoro portato avanti da tre generazioni. Barumini è, infatti, il tempio della pecora sarda, dove da 90 anni si pratica un’accurata selezione che ha portato il settore zootecnico a livello di primato europeo. Per questo la qualità degli allevamenti è sempre richiesta sul mercato regionale, ma anche nazionale.
Pare che nel già nel lontano 1776 don Francesco Zapata, potente latifondista della Baronia che comprendeva anche Barumini, importò alcuni montoni di Barberia per migliorare la razza e gli allevamenti del bestiame ovino.
Nel 1927 presso la Cattedra di Agricoltura di Cagliari, fu istituito il Libro Genealogico, al quale furono iscritti i migliori soggetti, annottando il luogo e la data di nascita dei capi scelti, gli agnelli nati e il nome del proprietario. Nell’anno successivo (1928) Felice Medda di Nuragus intuì l’importanza della valorizzazione del settore zootecnico, che con decenni di attento e scrupoloso lavoro, ha portato ai livelli di primato nazionale la qualità negli allevamenti ovini locali. Basti pensare che qui una pecora riesce a produrre oltre 600 litri di latte l’anno.

Ecco perché la fiera-mercato in cui partecipano centinaia di capi selezionati, è invasa tra i box fieristici da migliaia di addetti del settore che si contendono a prezzi da capogiro il meglio del comparto: gli ovini selezionati. Per una serie di fattori diventa problematico l’acquisto di un ariete adulto definito miglioratore; non si trova facilmente, e chi lo possiede lo tiene ben stretto per migliorare ulteriormente il proprio gregge. Il suo prezzo è molto elevato, arrivando in alcuni casi, a raggiungere anche i 7000 euro.
All’interno e anche all’esterno della struttura fieristica, decine di bancarelle e rivenditori di prodotti tipici, abbigliamento, attrezzi, artigianato sardo, che servono per i mestieri del pastore e del contadino e per gli usi domestici, che tutti insieme formano una cornice di suoni e colori, unici nel suo genere. Il pastore compra ancora qui i suoi campanacci, che provengono di solito dalle botteghe di fabbro di Tonara, i coltelli a serramanico preferendo quasi sempre quelli famosi di Pattada. Essendo il pastore un polistrumentista, è facile individuare qualcuno che si cimenta con i suoni tipici della tradizione: launeddas, sulittu e trunfa. Strumenti quasi sempre costruiti da loro stessi, che li accompagnano nei momenti di solitudine in campagna durante il pascolo del gregge. E poi, c’è anche colui che compra i finimenti per il cavallo, per i quali eccellevano un tempo i sellai di Bosa. Ma si trovano anche recipienti di stoppie e di asfodelo intrecciati, indispensabili specialmente per fare la farina, il pane, i dolci caserecci, e in altri tempi parte importante del corredo della sposa. Tra l’altro c’è spazio anche per la cultura, in quanto alcune bancarelle vendono libretti di poesia sarda, apprezzati e letti ancora da molti appassionati.
La rassegna si conclude la domenica con le premiazioni per i migliori allevamenti, alla presenza di personalità politiche e rappresentanti della categoria. Nel pomeriggio, i pastori, solitamente soddisfatti per gli affari conclusi, si riprendono il bestiame da riportare nei propri ovili, in cui ricominciano i sacrifici e un duro lavoro nella attesa della prossima fiera-mercato.

FESTA DI SANTA LUCIA


 


Si festeggia la terza domenica di luglio e dura tre giorni. Una festa antichissima, la cui origine si perde nella notte dei tempi, profondamente sentita sia dal popolo baruminese che dall’intera Marmilla. La sagra dedicata a Santa Lucia (protettrice degli occhi), è una delle festività dove fede e folklore si intrecciano in un susseguirsi di eventi che segnano la vita di una comunità.
Come Sa xicca de is froccus, una forma arcaica di devozione alla Santa, che ha sostanzialmente due compiti: proteggere dalle malattie agli occhi l’intera famiglia e “raccomandare” Is bagadias (le figlie femmine ancora nubili) alla Santa affinché faccia trovare loro un marito serio e onesto. Il comitato dei festeggiamenti, oltre ad individuare il presidente, per l’occasione elegge S’obredi majore (il più giovane degli scapoli) che per tradizione deve portare Sa bandèra (la bandiera) durante il percorso paesano.
Is obredis (gli obrieri) a cavallo ripartiti tra coiaus (sposati) e bagadius (scapoli), con Sa bandèra passano casa per casa, a recuperare is froccus di vari colori, ma molto spesso rosa, che le nubili offrono per appendere sullo stendardo della Santa. E così la grazia sarà accordata. Sa bandèra è una sorta di vessillo che alla fine del percorso, si presenta carico e multicolore, che diverrà il Palio per la corsa equestre del giorno successivo. Sino a poco tempo fa esistevano anche Is priorissas, di solito erano quattro donne, compresa Sa priorissa majore nubile anche lei, che aveva il compito di preparare la bandiera nella propria abitazione il venerdì sera, e bardare il cavallo de S’obredi majori. E come da tradizione, Sa xicca de is froccus iniziava proprio nella casa della priorrissa majore che apponeva il primo fiocco sulla bandiera, rigorosamente rosso. Quindi anche il colore dei fiocchi dedicato a Santa Lucia ha un suo significato: Rosso per ricordare il suo martirio, Rosa riferito alla sua giovinezza e Bianco simbolo di purezza della vergine martire.
Alla conclusione de Sa xicca de is froccus che dura parecchie ore, gli obrieri in costume si recano alla chiesa di Santa Lucia dove ad attenderli c’è il parroco e migliaia di fedeli. Da lì parte la processione con la Santa per le strade del paese, accompagnata dai canti tradizionali in sardo della Confraternita Madonna del Rosario e dai suonatori di launeddas.
La domenica pomeriggio si corre il prestigioso Palio di Santa Lucia con i cavalli purosangue. La tradizionale corsa equestre baruminese, si svolge in un palcoscenico mozzafiato: ai piedi della Reggia Nuragica Su Nuraxi, tra il Castello giudicale di Eleonora d’Arborea di Las Plassas e l’altipiano della Giara di Gesturi e Tuili. Migliaia di appassionati spettatori assistono per ore alle batterie di qualificazione e poi alla finale, in una pista di circa 800 metri realizzata per l’occasione, dove le migliori scuderie isolane, con i loro abili fantini maghi della cavalcata a pelo, si contendono il prestigioso trofeo: lo stendardo con l’immagine di Santa Lucia realizzato da artigiani locali. Da decenni è ormai diventato un appuntamento fisso della tradizione locale e dell’intero settore ippico, dove il coraggio e l’abilità dei fantini regalano emozioni uniche.
E nella piazza adiacente la chiesa addobbata a festa, per tutti e tre i giorni, tante bancarelle di torroni, noccioline, dolci, carapigna (un sorbetto al gusto di limone), giocattoli, arnesi da lavoro, campanacci, artigianato, pesci arrosto, e luna park per i più giovani, che fanno da contorno alle serate di intrattenimento musicale di vario tipo tenute dai gruppi, con l’immancabile intermezzo del tradizionale organetto o fisarmonica per gli amanti del ballo sardo.

 

FESTA DI SAN ISIDORO


La festa dura tre giorni e si svolge nei pressi della chiesa di San Francesco. Il pomeriggio del 16 ha luogo la processione di San Francesco e la Messa Solenne nel piazzale della chiesa in onore del Santo. Il 17 mattino breve processione di San Francesco, Messa nella Parrocchiale. Il pomeriggio processione in onore di Sant’Ignazio nelle vie del paese e in seguito la Messa Solenne nei pressi della chiesa. Il 18 mattino messa solenne nella Parrocchiale in onore di Sant’Ignazio. La sera del 17 si possono ammirare i fuochi pirotecnici. Spettacolare la presenza di cavalli addobbati con spighe di grano, bisacce, fiori e arazzi, che sostituiscono i tradizionali carri di legno dei buoi.
I carri addobbati sono il segno di un profondo vincolo che lega le attività della terra e del lavoro dell’uomo alla religione.
La statua del Santo è portata in processione per le vie del paese accompagnata dal suono delle launeddas, per concludersi in Parrocchia con la celebrazione della messa solenne.
La giornata si conclude con uno spuntino di prodotti locali offerto alla popolazione, dagli agricoltori assieme ai parrocchiani.

FESTA SAN FRANCESCO



E’ una delle ultime feste popolari di fine estate che si svolgono nelle piazze dell’intera Sardegna. Una festa, rispetto ad altre, che si caratterizza di più per la partecipazione paesana.
I festeggiamenti durano tre giorni: il 16, 17 e 18 settembre, e ad organizzare, di solito è lo stesso comitato degli obredis (obrieri) che a luglio dell’anno precedente prepararono la festa di Santa Lucia. Obriere, nel Regno della Sardegna voleva dire “operaio”, e tra l’altro, stava ad indicare un membro di una festa patronale. Le funzioni religiose si svolgono nella chiesa di San Francesco del XVI secolo, attigua al Convento francescano. Oltre alle Messe celebrate sia la mattina che il pomeriggio, ogni giorno si effettua la processione con il simulacro del Santo per le strade del paese, accompagnato dal suono inconfondibile delle launeddas, e dai suggestivi canti in sardo della Confraternita Madonna del Rosario.
Nel corso della festa, hanno luogo diverse iniziative di carattere civile, nella caratteristica e incantevole piazza di San Francesco attorniata dalla stessa chiesa, dal Convento Cappuccini, e dalle scuole materne, elementari e medie. Dalla sera a notte fonda, tra luci, colori e bandierine, nel palco si esibiscono gruppi musicali di vario genere: musica etnica, liscio, moderna, con l’immancabile fisarmonica o organetto per i balli sardi che coinvolgono tantissimi ballerini di ogni età.
Di solito le persone più anziane trovano diletto ad ascoltare le gare poetiche, vere e proprie competizioni canore, rigorosamente in dialetto, tra cantadores (cantori) anche baruminesi, che alla bellezza della voce devono unire una notevole capacità d’improvvisazione, perché normalmente il tema da svolgere con il canto è loro proposto prima della gara o addirittura durante la stessa. L’uso di improvvisare versi, tramandato fin dall’antichità, era coltivato in Sardegna da tempi lontani; insomma, un vero dono della natura. Le gare, sì “giocano” in particolare sulla contrapposizione personale, in cui ciascun estemporaneo magnifica se stesso sfidando il rivale, addolcita però dal tacito accordo che quando si canta tutto è lecito e nessuno deve offendersi. Sul palco perciò, si rappresentano vicende consuete di vita e di lavoro tipiche delle comunità isolane. Ma le gare poetiche diminuiscono costantemente di numero, anche per la mancanza di validi ricambi tra gli estemporanei.
E’ tradizione per questa festa anche un’altra un’usanza antica: Sa roda. Uno spettacolo pirotecnico che si svolge il giorno principale della festa, alla periferia del paese, dove ad assistere ai numerosissimi scoppi, tanti colori e altrettante bellissime forme che illuminano il cielo stellato, vi partecipino migliaia di persone, col naso rivolto all’insù per godersi appunto, i tanto attesi fuochi d’artificio.